Regole per un genitore

Categoria: Non categorizzato Pubblicato: Venerdì, 27 Novembre 2015 Scritto da Alessandro Rauso

Il ragazzo che sceglie di impegnarsi in uno sport merita rispetto e stima da parte dei genitori, che devono cercare di spronarlo ed incoraggiarlo nello svolgimento di tale attivita', ma sopratutto capire, e fargli comprendere , che lo sport e' prima di ogni cosa, divertimento e voglia di stare insieme, senza nutrire gelosie inutili o false ambizioni, che, il piu' delle volte, sono di ostacolo e non di aiuto al giovane. In effetti, particolarmente nel calcio e nella fascia d'eta' compresa tra i 6 ed i 14 anni, il genitore si trova di frequente protagonista di situazioni spiacevoli, che creano problemi ed ostacoli ad una serena e positiva attivita' sportiva per il proprio figlio. Molto spesso, un occhio attento scopre che il vero protagonista delle partite giovanili, colui che e' piu' carico di tensioni, che si e' preparato meticolosamente e che poi si dispera se si sbaglia un tiro in porta, e' proprio il genitore. Il ragazzino, invece, scuote le spalle, cancella quasi subito l'errore o la sconfitta e, in definitiva, l'unica cosa di cui veramente si rammarica e' l'idea della predica che lo aspetta a casa. Puo' capitare che inconsciamente si tenda a realizzarsi attraverso il bambino e a proiettare su di lui i desideri che non si è riusciti a soddisfare da giovani. Con la convinzione che lo si fa per il suo bene, in realta' si puo' correre il rischio di diventare veri e propri deterrenti psicologici, non solo condizionando negativamente il rendimento in gara, ma, fatto ancora piu' grave, danneggiando lo sviluppo psicologico del ragazzo. Molto spesso si vorrebbe che il proprio figlio non dovesse mai soffrire, ne commettere errori, ma ricevere dalla vita solo gioia e felicita': questo, purtroppo, non e' possibile ed il compito del genitore diviene, percio', quello di non intromettersi nelle scelte del figlio e di non voler vivere la vita al suo posto, capendo che ogni errore commesso ed ogni dolore provato aiuta il ragazzo a crescere ed a formare una sicura personalita'. Penso che l'attivita' sportiva sia uno dei mezzi migliori per aiutare il proprio figlio a maturare e a crescere, in quanto lo sport spinge il giovane ad impegnarsi, a cercare di migliorarsi, a mettersi continuamente alla prova, a stringere rapporti sociali, a comprendere il sacrificio e l'umilta', ad assumersi delle responsabilita' ed a divenire membro di una collettivita' nella quale vigono, per ciascuno, diritti e doveri. Di seguito vengono proposti alcuni suggerimenti per i genitori, frutto di esperienze e che servono ad indicare un modello di comportamento positivo nei riguardi dei propri figli, modello che, ovviamente non ha nessuna pretesa di essere un Dogma, ma solo una traccia di riflessione. -Stimolare, incoraggiare la pratica sportiva, lasciando che la scelta dell'attivita' sia fatta dal bambino. -Instaurare un giusto rapporto con l'allenatore per fare in modo che al bambino arrivino sempre segnale coerenti dagli adulti di riferimento. -Lasciare il bambino libero di esprimersi in allenamento ed in gara (e' anche un modo di educarlo all'autonomia). -Evitare di esprimere giudizi sui suoi compagni o di fare paragoni con essi: e' una delle situazioni piu' antipatiche che si possano verificare sia per i piccoli che per i grandi. -Evitare rimproveri a fine gara. Dimostrarsi invece interessati a come vive i vari momenti della gara ed eventualmente evidenziare i miglioramenti. Aiutarlo a porsi obiettivi realistici ed aspettative adeguate alle proprie possibilita'. -Offrire molte opportunita' per un'educazione sportiva globale. Rispetto delle regole, degli impegni, delle priorita', dei propri indumenti, degli orari, dei compagni, dell'igiene personale. Il genitore deve concorrere al raggiungimento di questi obbiettivi con l'allenatore. -Far sentire la nostra presenza nei momenti di difficolta'; sdrammatizzare, incoraggiare, evidenziare gli aspetti positivi. In ogni caso salvaguardare il benessere psicologico del bambino. -Avere un atteggiamento positivo ed equilibrato in rapporto al risultato, saper perdere e' molto piu' difficile ed importante che saper vincere. Nello sport, come nella vita, non ci sono solo vittorie e dopo una caduta bisogna sapersi rialzare.Scuola Calcio Polisportiva Juve San Prisco e' nata nell'annata sportiva del 1974 con la finalita' di offrire ai ragazzi, l'opportunita' di svolgere attivita' sportiva in un ambiente professionalmente preparato. L'attivita' tecnica della Scuola Calcio, che conta circa 100 iscritti, viene svolta da istruttori abilitati dalla FIGC, nelle categorie Primi Calci (6-8 anni), Pulcini (8-10 anni), Esordienti (10-12), Giovanissimi (12-14 anni). La programmazione delle proposte didattiche segue un percorso tecnico-educativo in stretta relazione con la crescita psico-fisica di ogni singolo bambino. La suddivisione dei gruppi tiene conto sia dell'eta' dei bambini che dei rientri scolastici, con turni di allenamento pomeridiani dalle ore 16.00 alle 19.30. Gli obiettivi generali sono: - Educazione al movimento e sviluppo delle capacita' motorie elementari; - Apprendimento delle capacita' coordinative di base; - Apprendimento della tecnica calcistica di base; - Stimolo del lavoro di gruppo e collaborazione; - Sviluppo della personalita' individuale attraverso il gioco del calcio; - Rispetto delle cose e delle persone; - Imparare divertendosi; - Inserimento graduale dei ragazzi ritenuti idonei per l'attivita' agonistica.

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